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2CV CHARLESTON – La storia di un mito

Charlestone

La Mitica Citroën 2CV, ripassiamo la storia di questo leggendario modello francese, che occupa un posto da gigante nella storia dell’automobile.
Una storia per tanti aspetti avvincente ed incredibile, ma ancora oggi poco conosciuta, sebbene abbia attraversato praticamente metà del secolo scorso, dal dopoguerra fin quasi alle porte del 2000.
Le origini della piccola bicilindrica francese vanno ricercate alla metà degli anni ’30, quando un personaggio di nome Pierre-Jules Boulanger si concesse un periodo di vacanza in Auvergne, regione vulcanica della Francia celebre per la fertilità dei suoi terreni e quindi dedita essenzialmente all’agricoltura. Nessuno possedeva un’automobile e Boulanger ci mise un istante. Fu allora che prese uno dei suoi quadernini Moleskine, rigorosamente di colore nero, e vi scrisse “voglio quattro ruote sotto ad un ombrello, capaci di trasportare una coppia di contadini, cinquanta chili di patate ed un paniere di uova attraverso un campo arato. Senza rompere un uovo”.
Aggiunse anche un sacco di altre cose: su quanto doveva essere economica, semplice, affidabile e sicura. Poi tornò in azienda e consegnò il suo taccuino al suo miglior progettista, il geniale André Lefebvre. Nacque così, nel 1939 la TPV (trés petite voiture, auto piccolissima) di cui Boulager fece costruire 250 diversi prototipi. Questi tutti rigorosamente testati dallo stesso Boulager. Siamo nel 1940 e sull’Europa si addensano minacciose le nuvole della Seconda Guerra Mondiale. Boulager dà l’ordine di distruggere tutti i prototipi della TPV perché non cadano nelle mani dei nazisti (si scoprirà solo negli anni ’80 che tre prototipi sono fortunosamente sopravvissuti, nascosti sotto al tetto di paglia di un edificio del centro prove Citroën). Nel 1945 Boulanger si decide a dare alla futura 2CV un aspetto più gentile e convoca lo stilista italiano Flaminio Bertoni cui affida il compito di rendere più gradevole l’aspetto della TPV. Lo stilista italiano va oltre; dona alla 2CV una delle sue principali caratteristiche, quella carica di simpatia che da lì in avanti ne caratterizzerà l’aspetto. La 2CV del 1948 costa un po’ di più di una coppia di equini, ma infinitamente meno di qualsiasi altra autovettura. Per gli standard del 1948 l’aspetto è comunque troppo moderno tanto che sui giornali scrivevano: “Nessuno comprerà mai un auto cosi!”; Un successo travolgente, tanto che la lista d’attesa raggiunse i due anni e mezzo.

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